// Qui Sundance Festival _
Non potendo testimoniare fisicamente cosa stia succedendo al Sundance film Festival 2010, non ci resta altro da fare che sfogliare le pagine web di blog e riviste specializzate in cerca delle news più recenti o delle indiscrezioni più accattivanti. Sperando di non imbatterci nei soliti proclami poco credibili o negli articoli dedicati al gossip. Per coloro che non hanno mai sentito parlare di questo importante evento cinematografico, il Sundance Film Festival è rivolto ai filmaker indipendenti che, nella maggior parte dei casi, sono in cerca di un contratto per la distribuzione. Il tutto sotto l’irrinunciabile benedizione di Robert Redford che, da cittadino originario dello Utah, da circa trent’anni fa da padrino al festival.
Se state pensando ad un piccolo festival per giovani cineasti in cerca di autore, dovete ricredervi. In questi anni il Sundance ha ospitato talenti diventati poi celebrità, ha lanciato opere di successo commerciale, ha calamitato l’interesse delle major e soprattutto ha dato visibilità a film che difficilmente sarebbero emersi dal magma cinematografico. Alcuni titoli sono diventati veri e propri cult movie, come Le Iene di Tarantino, El Mariachi di Robert Rodriguez, Clerks di Kevin Smith e ancora The Blair Witch Project, Little Miss Sunshine, Sesso, bugie e videotape, Thank you for smoking e Saw. L’elenco è molto lungo. Nonostante questo, Robert Redford ha dato il via con un grande gesto di umiltà, facendo il mea culpa sulla deriva dell’evento e chiedendo un ritorno allo spirito delle origini.

Di certo il programma di quest’anno è un buon nuovo inizio, con tante sorprese che delizieranno il palato dei cinefili almeno fino al 31 gennaio, giorno in cui terminerà la manifestazione. A proposito di palati, sembra poco adatto alla visione post-cena il nuovo film di Vincenzo Natali (Cube) dal titolo Splice, dove a farla da protagonista è una creaturina disgustosa di nome Dren. Ma le storie maledette sembrano farla da padrone quest’anno: Frozen di Adam Green è un’agghiacciante (in tutti i sensi) pellicola che racconta le disavventure di tre snowboarder misteriosamente bloccati su una seggiovia, con la notte e la temperatura che calano. Il caso del festival è però un’altra pellicola dai risvolti macabri. In Buried di Rodrigo Cortes, il protagonista interpretato da Ryan Reynolds, è stato sepolto vivo in una bara e per tutti i 90 minuti del film cerca di disperatamente di uscirne. Pare che oltre ad una comprensibile angoscia, il film abbia anche suscitato gli applausi e il favore del pubblico.
Grande attenzione e ressa di VIP alla proiezione del documentario Exit through the Gift Shop firmato dello street artist Bansky. Definito come “un racconto di vita quotidiana, bramosia e insensato vandalismo”, pare descrivere una realtà fatta di freddo e vernice, più che di autocelebrazione. Vedremo. Quello che non vedremo invece è il suo autore, talmente geloso del suo anonimato da comparire solo per alcuni istanti come silhouette, oltre ad aver lasciato contributi artistici sulle mura della zona.
Buone premesse anche per Hesher, con Joseph Gordon-Levitt e Natalie Portman e per il controverso 8: the Mormon Proposition, un documentario su come il potere della Chiesa abbia influito nell’abolizione dei matrimoni tra gay. Se vi state chiedendo cosa rappresenti il nostro paese, potete tranquillizzarvi: anche noi abbiamo un’opera in concorso (al pari di Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Olanda e Islanda). Io sono l’amore di Luca Guadagnino è l’ennesima disperata speranza di risollevare le nostre quotazioni all’estero, dopo la triplice delusione per Baaria (escluso dai Golden Globe, dall’Academy Awards e dai BAFTA) e l’ormai pallido ricordo di Gomorra. Una riflessione obbligata che ci dovrebbe far rivalutare i registi emergenti e le realtà indipendenti, invece di puntare sulle grandi produzioni dirette da nomi ormai in declino.
Al Sundance c’è spazio soprattutto per la qualità e, non potendo essere là tra le stelle di oggi e domani, ci accontenteremo di vedere i pochi film che avranno la fortuna di essere distribuiti da noi. C’è spazio anche per Paris Hilton al Sundance, apertamente criticata per la sua presenza da Redford, ma questa ovviamente è un’altra storia…
Scritto da Gabriele Veronesi
Per informazioni: http://festival.sundance.org/2010/
Tags: Baaria, Buried, El Mariachi, filmaker, fuori.tv, Le Iene, Little Miss Sunshine, Paris Hilton, Robert Redford, Saw, Sundance Film Festival, Tarantino, The Blair Witch Project





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