Probabilmente, fuori dalla porta dell’azienda-colosso di Mountain View qualcuno si aspettava di trovare un fiocco giallo, rosso, verde e azzurro per festeggiare il nascituro Buzz, ultimo arrivo nella famiglia allargata di Google. Già il nome ricorda qualcosa simile ad un brusio continuo, ad un chiacchericcio di fondo, un flusso ricco di informazioni ma anche fastidioso. Negli intenti di big G c’è la volontà di creare una piattaforma che integri altri servizi come Flickr e Twitter, in continua espansione, permettendo la sincronizzazione con le periferiche mobili e rendendo possibile la condivisione di contenuti multimediali di ogni tipo in ogni momento. Così facendo possiamo sapere, attraverso Google Maps, se qualcuno vicino a noi sta utilizzando Buzz per postare un video o informazioni sul traffico. Il video qui sotto, spiega in modo sintetico ma accattivante, le potenzialità dell’ultima creatura targata Google.

Il clima idilliaco è durato meno di una settimana. Un pioggia di critiche ha costretto Mountain View a correre ai ripari con pubbliche scuse, mettendo al lavoro giorno e notte gli sviluppatori e facendo mea culpa su tutti i problemi riscontrati. Neanche a dirlo la questione più delicata è stata quella della privacy: la prima versione di Buzz infatti aveva come punto debole proprio la rigidità nel poter rendere pubblica la propria lista di follower e following, creando situazioni inique dove un utente poteva essere seguito da un altro ma non viceversa. Inoltre, e questo è probabilmente il problema maggiore, per lanciare Buzz si è creata una sovrapposizione con il servizio Gmail, con il nuovo social che andava a pescare direttamente dai contatti della rubrica mail. Dal momento che gli amici del social network spesso appartengono ad una cerchia completamente diversa da quelli con cui ci si relaziona tramite mail, è’ capitato di vedere le proprie informazioni rese pubbliche a persone con cui si mantengono quotidianamente rapporti professionali. Gli esiti potevano essere in alcuni casi imbarazzanti. A questo bisogna aggiungere che il nuovo pargolo di buona famiglia non ha attirato simpatie già da come si è presentato. Buzz infatti è stato implementato senza possibilità immediata di scelta, dopo che la fase di test era durata troppo poco e i cui effetti negativi si sarebbero riscontrati sulla schiena dei 176 milioni di utenti che se lo sono ritrovati una mattina aprendo Gmail. Un po’ di presunzione e arroganza. Infine, dopo che gli spammer hanno già dichiarato guerra, Mountain View avrà anche a che fare con una vulnerabilità di tipo Cross-Site-Scripting (XSS) che potrebbe permettere a un malintenzionato di prendere il controllo degli account utente e persino di sapere dove i suddetti utenti si trovino grazie al servizio di geo-localizzazione di Mountain View. I tecnici ammettono il problema (sebbene solo per le piattaforme mobile) e dicono di essere al lavoro per risolverlo. In America, terra di grandi battaglie in tribunale, sono già ovviamente partite le class action, con richieste di risarcimento che moltiplicate per ogni singolo utente raggiungono cifre da capogiro. Buzz sta causando quindi non pochi problemi a Big G, tanto da vociferare che tra poco potrebbe già essere ucciso dai suoi stessi creatori. Facendo così la fine del fratellino maggiore Wave, tanto atteso, annunciato come rivoluzionario e poi lasciato morire in fase beta. Una fase molto delicata quindi, in cui per la prima volta si scopre un terreno scivoloso per Google: quello del social network. Parlare di vittoria di Facebook pare però ingeneroso: Buzz deve ancora imparare a camminare da solo, certo si sta rivelando un bambino molto problematico ma presto potrebbe iniziare a correre sbaragliando la concorrenza. L’ennesima vittoria di Google, una grande gioia per i tanti utenti.  Buona fortuna Buzz!

Scritto da Gabriele Veronesi