// Dopo Avatar…Avati _
Il gioco di parole non sarà un granché, ma quando si trova un buon titolo si è già a metà dell’opera. Per ora invece dobbiamo accontentarci di questo. Certo il kolossal di Cameron campione d’incassi (quasi 5 milioni e 900 mila di euro nell’ultima settimana) non ha molto a che fare con il film di cui parleremo, se non per il fatto che lo incontrerà ai vertici della classifica del box office. Esce infatti il nuovo film di Pupi Avati, Il figlio più piccolo, con Christian de Sica, Laura Morante e Luca Zingaretti. Il film è già stato presentato, sponsorizzato, avrà un’ottima distribuzione e non c’è cosa che possa essere aggiunta a riguardo. Almeno in questa sede. Il compito del cinefilo è però quello di andare oltre e cercare di capire l’autore che si ha davanti. Nell’immaginario collettivo Pupi Avati rimanda a commedie agrodolci o a drammi famigliari (come l’ultimo), ma non è tutto qui. Ce lo ricorda un volume uscito pochi giorni fa dal titolo Il gotico padano. Dialogo con Pupi Avati (Le mani Editore, pp. 245, 15 euro) scritto a quattro mani da Claudio Bartolini e Ruggero Adamovit.

I due autori, che hanno collaborato con il regista bolognese, hanno esplorato il lato oscuro di Avati, scandagliando la sua filmografia horror in modo minuzioso e ricordando a tutti i preziosi contributi dati al genere. Al primo posto, anche in ordine cronologico, il thriller rurale e assolato La casa dalle finestre che ridono, girato nel ferrarese vicino a Comacchio. Poi i terreni K di Zeder che ispirarono Stephen King per Cimitero vivente (Pet Sematary). Senza tralasciare altri titoli meno conosciuti ma assurti allo stato di cult, come L’arcano incantatore e Tutti defunti tranne i morti. La parte più interessante è quella che va alla scoperta dei luoghi che hanno fatto da sfondo agli incubi di Avati, analizzando la componente storica, rurale e folkloristica della nostra regione. L’Emilia pare infatti essere stata attraversata da leggende nere, miti, rituali medioevali che hanno in qualche modo segnato questa terra. Avati le conosce bene e tramite i due autori ci conduce per mano in questa sorta di terra di mezzo, più inquietante che onirica. Presenti anche alcuni contributi fotografici relativi alle location: gli scatti sono stati realizzati nel 2009 e i luoghi, ora fatiscenti, sono ancora più spaventosi. Per chi li ha visitati, come il sottoscritto, è subito evidente l’impatto cinematografico, non luoghi dove il tempo pare essersi fermato, architetture che fanno rabbrividire, anche se non si riesce bene a spiegare perché. Il territorio padano è infatti pieno di angoli nascosti che aspettano di essere filmati e, per questo genere di pellicole, ci sarebbe da pescare a piene mani. Avati è stato il primo a farlo, più di trent’anni fa, facendo anche capire che se un luogo è inquietante lo è anche con il sole di mezzogiorno. Peccato però che molti suoi colleghi abbiano preferito girare all’estero in località remote, attribuendosi improbabili pseudonimi anglofoni. Insomma Avati è stato un precursore: se il suo nuovo film non dovesse essere bello, andate a riscoprire questi. In chiusura, visto che si è parlato di cinema in Emilia Romagna, vi chiedo di dare un’occhiata alla campagna di sensibilizzazione chiamata ProFilm. L’obiettivo è quello di rilanciare il mercato cinematografico e audiovisivo in generale nella nostra regione. Nel link c’è scritto tutto, bisogna aderire entro il 28Febbraio. http://www.profilmemiliaromagna.it/home.asp
Scritto da Gabriele Veronesi
Tags: Avatar, Christian de Sica, Emilia Romagna, Il figlio più piccolo, Il gotico padano, La casa dalle finestre che ridono, leggende nere, location cinematografiche, Profilm, Pupi Avati, Stephen King, Zeder





Lascia un Commento